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"La vera forza della nostra nazione non nasce dalla potenza delle nostre armi o dal cumulo delle nostre ricchezze, ma dalla vitalità dei nostri ideali: democrazia, libertà, opportunità e tenace speranza".

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Molte persone hanno scritto che il mondo è cambiato. Esiste una simbologia incredibile intorno alla presidenza di Obama, un carico da 90 di speranze che fanno fremere ed emozionare, appunto sperare, tremare polsi e cuori e sognare, cose che si riallacciano alle mitologie reali dei cambiamenti epocali, delle svolte che incidono nella Storia del Mondo, anzi: nei libri di Storia. Percorsi diversi, separati, strappati al buon senso della ragione e diritti negati che si perdono nel mare ignorato di un’unica appartenenza razziale – intesa come razza umana – e vicende secolari di battaglie, gesta epiche, nobili, di morti, di lotte di conquiste.

Aggiungere la mia (per lo più poi addirittura politica!) retorica – nel senso originario ed emblematico del termine, ed in un’epoca che ha completamente rinnegato il valore della Parola, cioè dell’Uomo – appare banale e superfluo. Ma qui entrano in gioco concetti più altisonanti: realtà-apparenza-linguaggio-simbolismo e alla fine speranza.

Secondo me la storia dell’uomo è una storia oramai perduta, la regressione e la dimenticanza hanno sposato la parte più sofisticata, autoreferenziale ed implacabile della metallica tecnologia; ed economia, società, sistemi di massa, di informazione e di linguaggio sono sotto scacco. Poteva avere un senso – secoli fa – immaginarsi di pescare un senso: fosse anche quello di proseguire e perseguire nel sacrificio di una vita – quale che fosse. Oggi, vittime dell’epoca a cui apparteniamo e beffati dalla sensazione puerile di ritenere che noi – come individui che cavalchiamo “un’epoca una storia o una leggenda” – noi e proprio noi abbiamo in tasca la chiave di lettura adeguata per immortalare la Storia delle Storie, oggi noi siamo – al sunto – quel che furono e quel che saranno tanti altri miliardi e miliardi di insensati animali da passeggio spaziale.

M allora, perchè emozionarsi, fremere e piangere per un uomo di colore che diventa Presidente del Mondo?

Perchè per noi la parola, il simbolo e la speranza valgono ciò che – depurati da tutte le scorie millenarie: filosofiche, storiche, politiche, morali e qualsivoglia ad ammantarle di Senso – in realtà esse sono esattamente questo: un Momento.

Sono IL momento del sentimento non filtrato – l’unico atto insindacabile dell’indicibile Umano.

Essere a Chicago, o leggere un articolo, e poi all’improvviso sentire questo strano brivido e piangere per aver letto di masse disperate che ritrovano speranza e lacrime di gioia appresso ad un Simbolo che si porta dietro tutti i significati che ogni essere umano decide di attribuirgli in base alla sua sensibilità ed alla sua esperienza, ha il valore supremo per eccellenza, quello dell’Attimo, ma l’Attimo vero, l’attimo cioè dell’Illusione.

Per noi che crediamo che non ci sia nulla in cui credere, che sappiamo che non c’è nulla da sapere che ti risolva una vita, e che sappiamo che l’unica vera realtà è l’illusione – con tutti i più profondi magnifici e paradossali significati esistenziali che quella verità comporta – per noi l’emozione del momento – che sia un solo momento – è equivalente a tanti attimi colti per essere semplicemente colti. E’ come quando ti ritrovi in un’arena ed insieme a 20-30-40.000 persone la tua squadra ha fatto gol, e tu esplodi perchè – semplicemente – in quel momento lasci che tutto dentro ed intorno a te viva di quel sentimento che non vuole nè legittimazione, nè spiegazione, nè giustificazione.

Non è un abito che si indossa per l’occasione, ma ti abita, e tu in quel momento – e solo in quello – apri le porte di una dimensione che ti ricorda bene chi sei e l’insensato bello che ti circonda.

Non serve a niente – come tutto il grande resto della vita, di cui le Arti suggestive ed evocative si fanno veicolo. Come la musica, la rappresentazione per parole di un vento di cambiamento ci può andare bene in quell’istante, in una volta ed in una giravolta, tanto noi sappiamo che già domani – o appena dopo – la vita si conforma.

Ma almeno un secondo ed un Attimo preciso ci servono, e saprai tu cosa farne.

Io ho saputo cosa farne: ci ho scritto questo.

Ecce Pater

"Si tratta di far si’ che la natura riprenda il suo corso e di rispettare il diritto alla morte cosi’ come si deve rispettare quello alla vita: interrompere l’alimentazione artificiale a Eluana non e’ la ‘consumazione di una vita’ ma far riprendere un percorso naturale che e’ stato interrotto non al momento dell’incidente che ridusse in coma mia figlia, ma quando furono adottati i protocolli di rianimazione che hanno portato Eluana allo stato che conosciamo: il coma vegetativo permanente. Questo e’ innaturale. Lo stato in cui versa e’ stato creato clinicamente, contro natura. Da questa condizione ne deve uscire in modo altrettanto clinico seguendo, comunque, tutti i protocolli in rispetto della sua dignita’ umana"
"Io non voglio insegnare niente a Bagnasco – ha precisato papà Beppino – perché come tutte le persone ha il diritto di esprimere la propria posizione che, in questo caso, ricalca il magistero della Chiesa ma la Chiesa rispetti le volonta’ di Eluana".

Questo, nella filosofia Leviatana, è ciò che più si avvicina al concetto
di Santo Padre

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