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Tag Archive: vecchioleviatano


-Dario

 

Io son l’autodidatta dei miei letti e dei miei scritti, sono il decisivo mio abbece-Dario

Io sono il copricapo che difende le mie idee giuste o sbagliate da incendiarie falsità, sono il rabbuiato mio aci-Dario

Io sono la mia voce consultata che diffida dell’ammasso atomizzato, son l’ininfluente mio referen-Dario

Io sono la costante assai scottante immersione dentro vasche del vapore a far ritorno, sono il ritirato mio cali-Dario

Io sono il territorio ed il confine in cui rifugio la costante reiterata appartenenza, son preciso logico mio circon-Dario

Io sono gelatina delle simmetrie raggiate, son l’astratto mio cni-Dario

Io sono intero corpo e unico dorso per serbare l’impaziente ed illusoria diffidente differenza, son l’ animalesco mio drome-Dario

Io sono il tentativo reiterato di ripetere motivi per 52 sonate, sono il ciclicante mio ebdoma-Dario

Io sono la scommessa di resistere all’agghiaccio di tempeste della vita, sono il frivolo composto mio frigi-Dario

Io sono interruttore della mano alla ricerca di una luce di speranza, son l’illuminato mio lampa-Dario

Io sono il mio cinismo breve e muto per difesa e per orgoglio, sono il secco mio lapi-Dario

Io sono inni e canti per fratelli ormai soppianti, sono il sòrrido sonante mio lau-Dario

Io sono lo stupore di un segreto inconfessato che mi innalza disperato, sono l’ammirato mi(t)o leggen-Dario

Io sono la ricchezza di una mente incondivisa e assai preziosa, sono il povero gioioso mio miliar-Dario

Io sono cittadino sconfessato ed astenuto per decenza, sono il ritirato a tratti mio pe-Dario

Io son concessionario di una fede esclusiva e personale, sono il mite e credulo mio preben-Dario

Io sono il catalogo di tutto quel che sono, son lo sterminato e vivo mio sche-Dario

Io sono ombra nascosta di una realtà più grande, sono l’umile mio secon-Dario

Io sono concussione e appartenenza ad una pietra collettiva, sono il disarmato mio socci-Dario

Io sono un passo indietro per due passi a quattro mani, sono il discretissimo mio soli-Dario

Io son l’indicazione del cammino, curve strette ardite slitte e risalite pronunziate, sono il cauto deciso mio stra-Dario

Io sono la coperta che nasconde il mondo al viso per timore e per dolcezza, sono il comodo formato mio su-Dario

Io sono via di mezzo tra l’ardore ed il gelare, sono il mio rassicurante tepi-Dario

Io sono e fui un giardino che risale dai millenni, sono il parco esteso mio viri-Dario

…e in sintesi

Io sono tutto il tempo dei miei giorni e delle ore che negli anni ho camminato solitario, sono il quotidiano mio calen-Dario

Per augurio

nullMi beavo particolarmente di quelle frasi ad effetto magari lette magari distorte sognate chissà dove racimolate, io ero piccolo e prepotente, cioè in potenza mi predisponevo alla sofferenza degli incompresi, perché il frasario non mi sarebbe mancato, né il falsificante che ogni frase sognante si porta appresso, un livello di solitudine che ad umani non è dato di sapere, i normali si preoccupano pochi minuti per capire, molto altro della noia, io non mi annoio, a me appare tutto più buio e sensato, per questo amo l’oscurità, i toni celati, le ombre, la luna – il canto disperato del pastore errante, non ce ne sono più, non ci sono più i ponti riflessi dal lume del lampione a strapiombo sul fiume, città magiche, toni magici, musiche attonite, i parecchi cuori infranti che si sono apparecchiati per me, già: me.
Nell’ovvio qualcuno si chiede cosa significhi e peggio, ancora peggio, si ancora al dovere che tutto abbia una necessità, un valore per quel che può fruttare, quando i semi germogliano spontanei, i frutti fanno questo per natura, e una pianta mi parla e mi chiede acqua, ed io le darei anche il vino, un pensiero divino, una strana fantasia.
Così oggi all’improvviso tante voci mi han cercato, e moltissime meno, e tutte han provato a rimuovere quel senso quasi colpevole di una sperdita, di una nostalgia di tempi andati assai curiosa, perché non c’è dolore non c’è algos in questi ricordi, e non c’è il nostos, il bisogno di un ritorno a una casa in cui sono e in cui sarò da sempre e per sempre presente.
Cosa si deve fare per vivere – in realtà: nulla, e cosa per non pensare, non pensare al dopo, al poi che mi assale, alla fine del tempo, al passato che non passa e non pesa, io non peso, io bevo e non peso.
Sono lieve, sono andato, sono nato e non per caso, ma per caos prestabilito, tutto accade ed è successo, non è stato un gran successo ma al presente basto adesso.
Dove siete, mi sentite, dove siete?
Dove sono io adesso, nel mio stesso, il mio silenzio breve spesso e manifesto.
Subitaneo assai stupito non per questo meno stupido
interrotto dal rumore del suo nulla.

Praga 2011

Non avrei dovuto farlo perchè sarebbe stato impensabile trovare il modo.
 
Ho continuato a sognare le strade di Praga ogni notte nel mio letto, dal giorno che scesi dal cielo.
A sfinirmi di dubbi per dare un labirintico senso al fatto che in quel posto ci sono nuvole così speciali, tanto speciali da farmi sentire a Casa.
Così, ho continuato a leggere il cammino delle parole di Kafka ed ho trovato conferma a ciò che intuii 7 anni fa, che se voglio capire perchè è impossibile capire il proprio magnifico dolore bisogna leggere Kafka;
eppure, non potrai mai illuderti di aver capito Kafka se non sei mai stato a Praga.
 
Impensabile trovare il modo perchè impossibile scegliere la musica.
 
Poi è successo che nel solo giorno in cui avrei potuto essere ovunque, a Palinuro o a Salerno o a Raito, o a Quarto, o a Pozzuoli o in mezzo a 60.000 persone, comunque non a casa e non da solo, in un'ora di circostanze casuali tutto si è capovolto e son rimasto solo a casa, inverosimile.
 
Ed è successa un'altra cosa assurda: che chi cerca non trova, ma chi non cerca viene trovato.
Sai chi l'ha scritto: e proprio quella musica mi ha trovato.
E allora ho dovuto farlo: perchè quando penso di sognare Praga, quella è la musica che mi contorce dentro.
E poi ho anche capito il perchè di quella stranezza: perchè anche le nuvole, a Praga, hanno l'anima.
 
L'anima dell'Amore che sento per Te.

SILENZIO

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Non scopro oggi l'INCOMUNICABILITA' ASSOLUTA tra esseri umani, oltre quel patetico e commosso illusionismo del sentimento della compassione, e non oggi la bellezza misteriosa e struggente del meccanismo della parola, invenzione umana primaria e per eccellenza e conseguenza la più inutile tra tutte, pur la più inseguita e vagheggiata, il ritorno malinconico alla ricerca del tempo perduto, il tempo delle galassie che generarono.

Oggi, mentre la sonda Voyager 1 dopo 34 anni – minuzie astrofisiche – esce fuori dal sistema solare per avventurarsi nel vuoto pieno della via Lattea (in proporzione: una moneta da 10 centesimi sul suolo dell'intera Francia): un mistero magnificente che non scopriremo MAI;
oggi, tutto questo senso infelice del Nulla e dell'ineluttabilità dell'orrore e del dolore che si commuove di fronte al rumore del mare;
oggi, che mi assalgo più che mai ed altrove nei Pensieri da farci un monumento al Pensiero, però con quanta insostenibile leggerezza e spossatezza;
oggi, esponenziale salto mortale di una lunga sequenza di fratelli e sorelle che si sono dati appuntamento al centro della piazza di Me – indifferentemente transitando da visioni a sogni a presenze concrete e viceversa: chi si appresta al Lutto per eccellenza, chi rompe palloncini con la bocca per fingere di non sapere un genitore in ospedale, chi non risponde più e mi ignora o ne è ignaro, chi si delude di me perchè non feci ciò che non farei se non in altri modi assai più miei, e chi torna dal passato e chi guarda al futuro, ma se il passato non passa mai il futuro è davvero tale e poi nel presente chi se la sente di alzare la mano e dichiararsi PRESENTE?
 
Avevo elencato tutto.
Ma in questa realtà fuorviante che per camicia di forza ci dobbiamo inventare, bruchi di una disperata fantasia, quale cosa non è stata detta, quale cosa non è stata scritta, pensata, quale dolore e felicità non è stata vissuta, sperimentata, fantasticata, provata, schiantata da ucciderci ma ucciderci dal vivo?
 
Io, uno dei tanti ma come tutti i quanti naturalmente unico, banale e unico, ripetitivo e unico, ossessivo e unico, sentimentale e unico, fermo immobile in coscienza  e unico, io che il mio ultimo scritto è stato di chiedersi se sia peggio stare male per qualcosa in particolare o stare male del fatto che si sta troppo spesso male, e questo dubbio mi fa star male.
 
Le mie Parole non valgono o non meritano questo assurdo perenne e cosmico: vuoi cercare la chiave di volta, l'intuizione che ferma la fine del mondo, il soggetto perfetto, il filmato evidente, l'ILLUMINAZIONE.
Ovvero vuoi cercare solamente di capire la tua vita, il cammino e l'inciampo.
 
Allora, due sigilli:
 
 * Non è l'inciampo che ti fa dubitare del cammino scelto, perchè l'inciampo è parte del cammino e quindi è anch'esso, scelta. Dubitare di questo è la sola cosa che ti potrebbe far dubitare del cammino. Ma camminare non significa dubitare, semmai lo è il fermarsi. Quindi, finché cammini e dubiti, il tuo è un falso dubitare ed anche l'inciampo è un vero procedere.
 
 * Tu puoi ritrarti dalle sofferenze del mondo, sei libero di farlo e corrisponde alla tua natura, ma forse proprio questo ritrarsi è l'unica sofferenza che potresti evitare.
 
Vogliono dire la stessa cosa: che tra te ed il Voyager non esiste alcuna differenza, perchè sono due parole dallo stesso significato insensato.
 
E c'è che tu non sai che io non sono quel che tu pensi ch'io sia, perchè io sono solamente l'immagine della fotografia.

2010

Resto certo senza parole
forse perchè sto invecchiando
o perchè son le parole
a non essere all'altezza dei (miei) tempi
depauperate loro e noi avanzati
nei pensieri solitari.
Ma io son contento, lo stesso
diverso e uguale da un anno a un anno fa
perchè con le immagini e la musica
si fa la storia
quella vera quella ingloria
ma così cara
gelosa e cara e ancor di più
perchè
fu detto
che il cielo è muto
e fa da eco
solamente
a chi è muto.
 
Buon anno, ragazzi
e sogni tricolori.
 

 

IL TEMPO NON ESISTE, RESISTE

Volando
sono atterrito
commosso e grato
sono
atterrato

Eye

io sono un poeta e un filosofo: è un dato di mio fatto, non un titolo di merito.

ognuno si riconosca per quel che è.
questo è per me, inconfutabile da alcunché, e contraddittorio per chi scrisse che il necessario era nella non definizione di sé, ma tant'è.
è un dato di fatto, non di idee.
e zitto me.
Ora ad esempio bisognerebbe parlare del fatto che non dormendo la notte si pensano cose veramente fantastiche, ed utilizzo l'ultimo aggettivo in modo improprio perchè è il primo che mi è venuto in mente: e questa è proprio la magia del pensar di notte, che pensi le prime cose che ti passano per la testa e crei sorprendenti opere d'arte minimale, ma così intensamente….umane?!
non c'è dolore non c'è rumore, né mediazione né compromesso.
l'ultima barriera che ci separa dal mondo della trasmissione radiotelepatica, barriera superabile nel giro di pochi decenni, è costituita dalla realizzazione di un sistema neuronico virtuale in grado di non limitarsi a registrare le aree cerebrali che si attivano al manifestarsi del pensiero, ma a tradurne anche il linguaggio – dico i segni ed i codici.
Se io penso agli imponenti edifici nelle distese enormi di mondi lontanissimi, mi si deve riprodurre questa espressione verbale, non un'accensione cerebrale indistinta nei contenuti ma definita spaziotemporalmente.
si arriverà, e per fortuna io non ci sarò.
 
sono legato ad un'idea precisa dello stato delle cose, un'idea precisa che si raggiunge ad un momento particolare del cammino, che è paragonabile alla mattina successiva alla morte di una persona cara. La mattina che guardi un brevissimo raggio di sole (brevissimo è quanto ti appare agli occhi della coscienza perchè tutto procede ad una velocità interiore rallentata ed eterna, ma poiché non sappiamo né possiamo rappresentarci l'eternità in quanto razza finita, siamo costretti a "sentirlo" breve, per paradosso e contrappasso. è il solito trucco amoroso della coscienza ingegnosa e illusoria: quello invece è il momento più lungo della tua vita, ed in più è tutto gratis) ed inclini la vista a 45 gradi.
questo, sia chiaro, non è un fare poesia nè filosofia né un né qualunque, che ricorda i pianti dei bambini.
questo è il modo in cui potrei passare il resto dei miei giorni a scrivere, allo stesso modo in cui passo il resto di alcune mie notti insonni a pensare, con le ginocchia che si sfregano in posizione fetale.
io voglio dire questo: non c'è niente al mondo che può renderti felice, al di fuori di te stesso e della tua testa. in più, io sono una persona, e poeta e filosofo e blabla, che per manifesta dignitosa resa non crede nell'agire, o ci crede solo per parodiare (se stessi: me stesso). La parodia non è cattiva, la parodia è un gesto di calorosa compassione. La compassione può essere fredda, cioè?
La parodia è quando ripeti una parola all'infinito e quel suono ad un dato momento finisce di avere un senso. Ecco: quello è il punto da raggiungere – e come vedi si torna sempre alla parola parola.
Perchè io non posso farci niente, ma tutto il significato di una vita resterà sempre racchiuso nella sola, imprescindibile, personalissima espressione personale. E torno, ri-torno, ritornello – mi ricito, mi recito – a Kafka: in teoria vi è una perfetta possibilità di felicità: credere all'indistruttibile in noi e non aspirare a raggiungerlo.
La grandezza di Kafka è seconda solo alla mia, perchè se Lui ha segnato la strada, io ne capisco il significato preciso in questo momento, cosa che a lui adesso è negata, e lo estendo a cerchi che si racchiudono l'un l'altro verso un universo ancora più ampio, applicato al contesto di 100 anni dopo (1000, in termini di tecnologìa), e riesco a fondere tutto dentro la mia testa, inesprimibile.
Tutta la filosofia del Leviatano è stata preceduta da altri profeti di tutti i secoli, e poiché non sono minimamente hegeliano da credere che il mondo si rappresenti e si concluda in essa, ad eternazione sua perenne, qui, oggi, l'hegel che preferisco è quello cantato da quell'altro Santo che aveva capito tutto.
Ma la conclusione quale sarebbe?
Ok:
 
"È dolce, quando sul vasto mare i venti sconvolgono le acque, guardare dalla terra alla grande fatica altrui; non perché sia un dolce piacere il tormento di qualcuno, ma perché è dolce vedere da quali mali tu stesso sia privo. Dolce è anche contemplare i grandi scontri di guerra schierati nella pianura senza che tu prendi parte al pericolo. Ma nulla è più piacevole che star saldo sugli alti spazi sereni, ben fortificati dalla dottrina dei sapienti, da dove tu possa guardare dall’alto gli altri, e vederli errare qua e là e cercare smarriti la via della vita, gareggiare d'ingegno, rivaleggiare in nobiltà di sangue, e sforzarsi notte e giorno con instancabile attività per assurgere ad una grande ricchezza e impadronirsi del potere. O misere menti degli uomini, o petti ciechi! In che tenebre di vita e tra quanto grandi pericoli si trascorre questa vita, qualunque essa sia! E come non vedere che la natura nient’altro reclama per sé, se non che il dolore sia rimosso e sia assente dal corpo, e nell’anima essa goda di una piacevole sensazione, priva di affanno e di timore?"
 
Parole scritte da Lucrezio circa 2100 anni fa.
La mia profondità raggiunge vette inespresse, ma perchè è mia non perchè sia così profonda rispetto ad un'altra – minimo o massimo comun denominatore comunemente riconosciuto.
Quindi, giovarmi da ignorante del fatto di trovare a ritroso in tutti tempi trascorsi, le parole non dette e i pensieri notturni pensati che io uso oggi, da ignorante e per conto mio, è segno che io sono figlio di costoro e che il tempo è l'ennesima illusione beffarda (e con esso le macchine, la tastiera, il pc, il denaro ed il weeeeb)?
La musica di oggi è figlia del blues, che è figlio di questo o di quell'altro: ascolta i Who o Bowie, e ci ritrovi tutto il grunge anni '90 che produsse Seattle.
Allora la verità è che io sono figlio dei millenni, ed intendo io Leviatano che scrive qui, non il tale – se esiste – che pensa dietro.
Nel momento in cui capisci questo, hai capito un pezzo decisivo del mosaico.
 
Ma, e chiudo: per quanto resti fermo dell'idea – la certezza – che non nascere sarebbe stato meglio, non potrò mai rammaricarmi di trovarmi nei miei panni.
Per la rima da poeta, e per la filosofia del paradosso racchiusa in esso (altra rima con forzatura del genere)
Perchè "non deve avere un senso, ma solo un breve assenso", l'aforisma che racchiude tutte le cose di tutti i tempi e per ogni tipo di argomento ("i freudiani con Zelig ci andavano a nozze:  per essi, infatti, Zelig simboleggiava…ogni cosa), non l'ha scritto Kafka, ma ME.
E pure senza assenso, ha un senso ancor più intenso.

Afore (o futurum esse?)

Il mondo abbonda sul viso degli stolti

Il modo migliore per continuare a credere nelle proprie idee è quello di sapere che non si trasformeranno mai in realtà.

Non si sceglie tra “giusto” e “sbagliato”. Si sbaglia comunque. Bisogna scegliere lo sbaglio giusto.

Stare a posto con la coscienza non significa aver fatto tutto il possibile, ma tutto il voluto.

Non esiste l’inevitabile, ma solo l’irrecuperabile.

Tutto è bene quel che finisce

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Buon Generale, Inverno Leviatano

Mediamente

Hallelujah

Immagine

che cos’è un funerale di stato?
forse certificare lo stato
delle nostre telluriche inadeguatezze
qui di fronte e al cospetto
di un mistero sospetto
per trovare parole alle pietre
non ci basti per ognuno
dei massi nello stomaco dentro
ragionare staccati sopra seggi
o leggìi della mente
camminare però scavalcando
le premure di strade e di sassi
che domandano solo natura
che si è sempre rimata
di composte evenienze.
quanto mai durerà
quel lenire che sembra sparire
sussurrare e guardare
cioè osservare
silenzioso servire
molti più maremoti
per ognuno di noi qui presente
consapevole e dimenticante
che ogni forma di dolore esperito
annerito dal tempo
posa qui, altra pietra
e di nuovo
per ognuno di noi che danzammo
che asserimmo
che vivemmo
che perimmo
allo stato mai detto.
che cos’è un funerale di stato
cosa sono queste vecchie parole
io non penso, non rifletto
lascio al sole
la radice che tutto comprende
la coscienza che nel fato
ritrova smarrita
quella mano
da millenni la stessa.
che cos’è un funerale di stato
canta buk
porta via tutto questo
non girare la casa
la testa e le vesti
questi testi d’insignificante
e procedere per sensazioni
isolare e frammentare ragioni
non a caso che tutto si tiene
come in case dove tutto si tiene
che se deve cadere rimbalza
fino a quando campane e campane
suoneranno e altri poi
ci saranno
e a domanda risponde a domanda
che cos’è un funerale di stato
quando è stato
per chi c’era
e se c’era
tutto via come cera
la fiamma
il dolore
il silenzio
il mio sole
canta buk
canta un sabato in strada.
che cos’è un funerale di stato
solamente il mio piede calato
dentro tutto il sipario strappato.
che cos’è un funerale che è stato
canta buk
 
hallelujah
Hallelujah
 

 

 

La mia Libertà

Pulcinello


Non esiste sbrigativamente ed astrattamente un "diritto alla libertà", semplicemente perchè la liberta E’ un diritto, ed anzi: è il primo, più esclusivo, immodificabile, perenne ed intangibile diritto. Senza di essa, non esiste altro diritto.
La libertà è sostanza di ogni forma di diritto. Di ogni altro diritto (e per converso e complemento: di ogni altro dovere) in ogni altra forma e contenuto.
Come tale, è insensato parlare di limitazione del diritto di libertà, quella formula secondo la quale "la mia libertà finisce dove comincia quella di un altro". Questa espressione è fuorviante e contraddittoria. Cosa significa? Che l’altro è forse più libero di me? Che la sua libertà è più forte, più estensiva, più grande della mia?
Le leggi alla base del vivere civile – la Costituzione per tutte – sono state create dall’uomo nella consapevolezza di quell’irrisolvibile controversia, per cercare di regolare la complessa quadratura tra la libertà totale di tutti gli individui nella loro uguaglianza, e la possibilità di un vivere sociale e civile accettabile per tutti – oltre una certa soglia di comune esercizio di libertà riconosciute derivanti dal diritto primario e assoluto. Sta cioè alla coscienza ed alla responsabilità dell’uomo cercare di contemperare il suo assoluto libero esercizio della libertà con il rispetto per la libertà equipollente altrui. Ovvero: io devo sapere che se nell’esercizio della mia libertà vado a ledere la libertà altrui, costituisco un precedente morale, sociale o civile in cui chiunque altro può agire nel suo esercizio di libertà contro di me, contro la mia libertà. Così nasce la legge, la responsabilità morale dentro di me si specchia nella reciprocità e nella responsabilità civile dentro la società. Io esercito ogni mia primaria libertà, ma se questo comporta l’abbattimento delle prerogative di libertà altrui, io mi espongo al libero pensiero esemplare di altri che potranno applicarla contro di me, o mi espongo alle leggi dello stato – che sono tenuto a conoscere – che restringeranno la mia libertà nel momento in cui, uccidendo o mutilando una persona fisicamente o moralmente, io comprimo la sua incomprimibile libertà.
Quindi responsabilità, reciprocità, coscienza morale e civile, e cum-passione sono gli attributi accessori dell’esercizio della mia libertà assoluta all’interno di un sistema sociale che si fa garante di tutti attraverso la Legge.
Come tale, il diritto alla libertà contrapposto al diritto alla vita è una partita che non si gioca perchè non ne sussistono i presupposti: finché non nasco, non esiste alcun diritto alla MIA vita, al fatto che io e proprio io debba esistere. Nel momento stesso in cui nasco, il mio diritto alla vita si identifica con il primo diritto, quello su cui si fondano tutti gli altri: cioè l’essenza stessa di ogni diritto, cioè la libertà.
Ecco perchè la libertà viene prima del presunto diritto alla vita.

Come al solito, in questo, la religione si macchia della più grave delle contraddizioni: riconosce che esiste il male, cioè il peccato, e che questo deriva non da dio ma dal libero arbitrio dell’uomo. E fin qui saremmo in linea (parallela) con quanto detto in precedenza: l’esercizio della libertà assoluta dell’uomo può generare contrapposizione tra gli uomini, può generare danno, dolore e lesione della libertà altrui. Eppure, quando questa libertà, questo libero arbitrio si spinge oltre un dato limite che la chiesa decide sia tale, essa dovrebbe lasciare il passo al volere di dio ed all’indisponibilità che ognuno avrebbe della propria vita, che rimanda ad una premazia del dio sulla stessa. Come dire che noi siamo liberi di esercitare la libertà finché questa libertà è ecclesiasticamente determinata, volta ad un presunto bene stabilito da una istituzione che fonda le sue pretese su qualcosa che nulla ha a che vedere con l’evoluzione sociale, storica e morale della razza umana, con la nascita del diritto, della filosofia, della scienza e del pensiero razionale. La chiesa pretende che l’uomo sia libero solo fino al punto in cui questa libertà coinciderebbe con i suoi dettami, mentre quando quella libertà si porta fuori da quei "sacri principi" essa andrebbe repressa e contrastata, sebbene poi quella medesima libertà le serva per giustificare l’esistenza di un presunto male generato dal libero arbitrio umano, il che scagionerebbe dio dalla creazione dello stesso, interamente ascrivibile all’uomo, nell’uso distorto che l’individuo farebbe di quel dono che l’altissimo ci avrebbe concesso (e che prima ci riconosce come totale e poi dopo si riprende come indisponibile – a seconda di quanto ciò faccia il gioco della dottrina).
La chiesa, fuori da ogni forma di evoluzione sociale, morale, civile, del pensiero, della scienza e di qualunque altra manifestazione in cui si esprime la tradizione ed il divenire umano, sembra essere legata solamente all’idolatria di una tecnologia, nel momento in cui attribuisce ad una macchina fredda – che forza alimentazione ed idratazione di un corpo privo di vita cerebrale, privo di coscienza, di emozioni, di sensazioni –  il ruolo divino di elemento che salvaguarda il diritto alla vita ed il rifiuto della “cultura della morte”.
Nell’idea che la chiesa ha di salvaguardare il dono della vita nel momento più estremo e mutilante di un’esistenza, quando cioè siamo di fronte ad un corpo in stato neurovegetativo, senza attività cerebrale, vivisezionato, alimentato artificialmente da cannule che si insinuano in una pelle abitata da mani altrui, senza reazioni emotive, senza coscienza, senza la possibilità di manifestare la propria volontà circa quel destino materiale cui è stato condannato, ebbene in questa idea c’è la più tragica metafora del ruolo che oggi esercitano le religioni fondamentaliste nelle piazze della terra: corpi senza un pensiero proprio, senza autonomia di coscienza, senza libertà personale, rimessi all’imperio ed al sopruso di istituzioni che esercitano la loro tirannia con uno scopo mercantile di contabilità delle anime da portare in pegno al loro inviolabile totem, la divinità che tutto può e che di tutti dispone, ma che però non è causa e ragione del Male, ma fonte dispensatrice di amore, gioia e compassione.
Tutte le migliaia di contraddizioni che si articolano in questo cammino fuori dalle logiche dell’evoluzione umana, che derivano da un corpo tenuto "in vita" da una macchina e che passano per la difesa della vita, per la difesa degli umili, per il riconoscimento del libero arbitrio, e che approdano ad un papa che rifiuta l’accanimento terapeutico e si lascia morire, da poveri umili e indifesi destinati alla malattia per difendere il principio che la contraccezione sia peccato, di famiglie e figli distrutti dalle violenze perpetrate dall’esercizio della pedofilia nel prelato, e da tutti gli altri crimini esercitati da una istituzione che tutto è fuorché applicazione compassionevole, amorosa e gioiosa di quei principii e di quelle verità che essa stessa pretenderebbe di dispensare ed imporre in terra – ecco, tutto questo è incredibilmente vergognoso, raggelante e sconvolgente. In una parola: è inumano.

Con la mia Libertà, che nessuno mi ha concesso in dono, che è il frutto semplice e decisivo del mio essere giunto in vita, e che vale quanto vale la mia vita perchè è in essa e con essa che si identifica, io persevererò ad agire, pensare e scrivere, volere e ragionare, e mi esporrò a tutti i dubbi, gli interrogativi morali, le riflessioni coscienti e le assunzioni di responsabilità che la sua pratica ed il suo esercizio comportano, e che fanno parte, ne costituiscono elemento imprescindibile, di quella stessa cosciente libertà.
Il sentimento della mia Libertà così espressa e rappresentata, e l’illusione che quello stesso sentimento possa farsi spazio in ogni individuo che esiste e mi circonda in questa piccola porzione spazio-temporale di esistenza che casualmente siamo chiamati a vivere, vale molto più di qualunque fede (alla resa dei conti falsa, ipocrita, contraddittoria e di convenienza) in uno qualunque degli dei che la coscienza (e la paura) della morte e la pavidità nell’assunzione di responsabilità hanno generato sulla terra tra gli umani.
Quel sentimento di libertà che ogni persona argomentante dio ha deciso colpevolmente di escludere dal suo campo di azione, sentimento e coscienza umana.
Colpevole in ciò e per ciò agli occhi di quello stesso dio che arma la sua bocca sanguinolenta e vigliacca, carica di parole vuote, insensate e volgari.

La mia Libertà è una scintilla divina, a confronto di tutto questo squallore ed immiserimento morale ed umano.

 

VL

Un senso di disagio o di vergogna mi attraversa, lui effetto io riflesso, quando mi ritrovo costretto a leggere, nella lingua che “capisco”, certe cose. il fu rappresentante del popolo che spopola nell’isola della televisione e si erge a paladino e riscatto di una parte politica. Il critico televisivo che parla di “sottomissione mediatica alla logica dello show; la subordinazione della politica allo spettacolo ed all’esibizione di sé”. E poi ancora: “tutto ciò non giova certamente alla credibilità dei partiti, del parlamento e delle istituzioni”. Ma dove mai credono di vivere, si illudono o si infangano, già vittime essi medesimi dell’abbaglio e del Sistema – e quindi complici, complici senza appello?

Niente a suggerirgli, un rigurgito di testa, che gli Importanti e Potenti hanno pianificato il tutto e prodotto lo spettacolo che è oggi tvrealtà unificando i tutti mondi, e i presunti straccioni idealisti delle idee che partono dalle istituzioni per finire – ipso e logico fatto – nel baraccone che è unico e conforme. lussuria non è altri che irene, o mara o medesimo re silvio: stesso telefilm in diretta perenne.

"si mente il meno possibile soltanto se si mente il meno possibile, non se si ha il minimo possibile di occasioni per farlo"

Mi disagio e mi vergogno, a parlarne, perché “per come va il nostro mondo tutti quelli che denunciano ed evidenziano il degrado umano contribuiscono, loro malgrado, ad aumentarlo”.

il degrado mentale è un’assise dei grandi manager che dinanzi la crisi debbono tagliare umanità, ma: “è in questi momenti che un vero manager dimostra quanto vale”.

il degrado morale è: “Saviano voleva farsi i soldi; Saviano sbaglia a parlare dei mali dell’italia; Saviano non ha meriti, ha fatto copia e incolla; Saviano raccoglie ciò che ha seminato”.

Non si ragiona più per colpe e responsabilità: si sragiona per superficialità, plastica assenza di compenetrazione, logiche indotte dalla competizione, spietata insidiosa insensata invidia trasecolante.

Tutto diventa dibattito portaaporta affinché sfumi la vera questione.

“esiste un unico modo per dimostrare le cose che si dicono: semplicemente dicendole. Allo stesso modo in cui – non dicendole – si dimostrano le cose che si pensano”. VecchioLeviatano vecchio stampo.

Tutti badano alla sopravvivenza, per piccoli o grandi cerchi concentrici. La sopravvivenza della chiesa è il potere per il potere sulla testa e la paura primordiale agitata come minaccia.

“il cielo è muto e fa da eco solamente a chi è muto”

La famiglia è affarismo, sopraffazione, negazione della solidarietà fuori da quelle quattro mura, mentre dentro di esse si Uccide.

“una gabbia andò a cercare un uccello”

L’individuo è cellula di consumo, l’apprezzamento del merito è un modo per dare valore monetario ad ogni carne. La solitudine e la frammentazione diventano portali per schedature di massa.

“da un certo punto in là non v’è più ritorno. Quello è il punto da raggiungere”.

Non ho difese, non ho attacchi. Ma sono ben saldo all’interno del mio campo: “Due compiti per iniziare la vita: restringere il tuo cerchio sempre più e controllare continuamente se tu stesso non ti trovi nascosto da qualche parte al di fuori del tuo cerchio”.

Ci sono pochi momenti, un istante basta, in cui sei convinto di avere: Capito. Tutto converge verso l’irraggiungibile, ed hai la nettezza della chiarezza e della consapevolezza, a tutto tondo nel tuo imperscrutabile universo.

La fanghiglia lascia il passo al respiro.

“Tu sei il compito. Nessun allievo in vista, da nessuna parte”.

il mio contributo al mio contributo, politico, sociale, intellettuale, morale e personale e culturale ed esistenziale trova senso in un sentimento che è oltre il ridicolo del modo in cui il mondo si è bardato. Lui ha barato, io sono completamente in balìa delle mie parole. Ho vinto io perché l’illusione è tutta mia, non puoi piegarla spezzarla umiliarla farla a pezzi dimenticarla: è nata per essere disillusa, si rafforza in questo percorso ed in quell’approdo trova il suo Senso indimostrato, da esso riparte per una meta che è completamento e non metà: "c’è una meta ma non una via, ciò che chiamiamo via è un indugiare".
ed è proprio come quando segno nell’arena, fino allo sfinimento, fino all’ultimo respiro, la soffocazione: quando io segno – come ora qui – io lascio un segno.
E questo spiega anche perché il Napoli è il Mio solo, solidale, apparente, pubblico Contributo.
E altro:

Cristiano aveva ragione sui mandaranci
Sandro e Sergio non saranno mai figli unici
Luca volerà pure da fermo
Generoso continuerà a comporre per nuovi 300 anni
Fabrizio inventerà risate
Dario modificherà di giustezza i testi
Pierpaolo slancerà i suoi denti ottimisti
Giulio incanterà i funamboli
Tutti gli altri non saranno solamente un nome
E tutte le altre decideranno se rimanere dentro questa meraviglia danzata

“è sempre per prova che sulle labbra torna la parola Amore”.

VecchioLeviatano è

O



"La vera forza della nostra nazione non nasce dalla potenza delle nostre armi o dal cumulo delle nostre ricchezze, ma dalla vitalità dei nostri ideali: democrazia, libertà, opportunità e tenace speranza".

                                                      ——————–                                 

Molte persone hanno scritto che il mondo è cambiato. Esiste una simbologia incredibile intorno alla presidenza di Obama, un carico da 90 di speranze che fanno fremere ed emozionare, appunto sperare, tremare polsi e cuori e sognare, cose che si riallacciano alle mitologie reali dei cambiamenti epocali, delle svolte che incidono nella Storia del Mondo, anzi: nei libri di Storia. Percorsi diversi, separati, strappati al buon senso della ragione e diritti negati che si perdono nel mare ignorato di un’unica appartenenza razziale – intesa come razza umana – e vicende secolari di battaglie, gesta epiche, nobili, di morti, di lotte di conquiste.

Aggiungere la mia (per lo più poi addirittura politica!) retorica – nel senso originario ed emblematico del termine, ed in un’epoca che ha completamente rinnegato il valore della Parola, cioè dell’Uomo – appare banale e superfluo. Ma qui entrano in gioco concetti più altisonanti: realtà-apparenza-linguaggio-simbolismo e alla fine speranza.

Secondo me la storia dell’uomo è una storia oramai perduta, la regressione e la dimenticanza hanno sposato la parte più sofisticata, autoreferenziale ed implacabile della metallica tecnologia; ed economia, società, sistemi di massa, di informazione e di linguaggio sono sotto scacco. Poteva avere un senso – secoli fa – immaginarsi di pescare un senso: fosse anche quello di proseguire e perseguire nel sacrificio di una vita – quale che fosse. Oggi, vittime dell’epoca a cui apparteniamo e beffati dalla sensazione puerile di ritenere che noi – come individui che cavalchiamo “un’epoca una storia o una leggenda” – noi e proprio noi abbiamo in tasca la chiave di lettura adeguata per immortalare la Storia delle Storie, oggi noi siamo – al sunto – quel che furono e quel che saranno tanti altri miliardi e miliardi di insensati animali da passeggio spaziale.

M allora, perchè emozionarsi, fremere e piangere per un uomo di colore che diventa Presidente del Mondo?

Perchè per noi la parola, il simbolo e la speranza valgono ciò che – depurati da tutte le scorie millenarie: filosofiche, storiche, politiche, morali e qualsivoglia ad ammantarle di Senso – in realtà esse sono esattamente questo: un Momento.

Sono IL momento del sentimento non filtrato – l’unico atto insindacabile dell’indicibile Umano.

Essere a Chicago, o leggere un articolo, e poi all’improvviso sentire questo strano brivido e piangere per aver letto di masse disperate che ritrovano speranza e lacrime di gioia appresso ad un Simbolo che si porta dietro tutti i significati che ogni essere umano decide di attribuirgli in base alla sua sensibilità ed alla sua esperienza, ha il valore supremo per eccellenza, quello dell’Attimo, ma l’Attimo vero, l’attimo cioè dell’Illusione.

Per noi che crediamo che non ci sia nulla in cui credere, che sappiamo che non c’è nulla da sapere che ti risolva una vita, e che sappiamo che l’unica vera realtà è l’illusione – con tutti i più profondi magnifici e paradossali significati esistenziali che quella verità comporta – per noi l’emozione del momento – che sia un solo momento – è equivalente a tanti attimi colti per essere semplicemente colti. E’ come quando ti ritrovi in un’arena ed insieme a 20-30-40.000 persone la tua squadra ha fatto gol, e tu esplodi perchè – semplicemente – in quel momento lasci che tutto dentro ed intorno a te viva di quel sentimento che non vuole nè legittimazione, nè spiegazione, nè giustificazione.

Non è un abito che si indossa per l’occasione, ma ti abita, e tu in quel momento – e solo in quello – apri le porte di una dimensione che ti ricorda bene chi sei e l’insensato bello che ti circonda.

Non serve a niente – come tutto il grande resto della vita, di cui le Arti suggestive ed evocative si fanno veicolo. Come la musica, la rappresentazione per parole di un vento di cambiamento ci può andare bene in quell’istante, in una volta ed in una giravolta, tanto noi sappiamo che già domani – o appena dopo – la vita si conforma.

Ma almeno un secondo ed un Attimo preciso ci servono, e saprai tu cosa farne.

Io ho saputo cosa farne: ci ho scritto questo.

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